Pubblicato da ArtsLife
24 febbraio 2026
Scritto da Daniela Izzi

 


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Marco Glaviano Angie, 1998

La Galleria Cavour, presso le sale di Palazzo Vassè Pietramellara, ospita una mostra dedicata al maestro della fotografia Marco Glaviano


Fino al 4 aprile la Galleria Cavour, presso le sale di Palazzo Vassè Pietramellara, di proprietà della mecenate Gioia Martini, ospita una mostra dedicata al maestro della fotografia
Marco Glaviano. Testimone e protagonista della scena internazionale, fra fotografia, moda e glamour, Glaviano ha ridefinito i codici visivi del corpo femminile, definendo fra bellezza e sensualità un nuovo immaginario collettivo.

 

Biografia ed esperienze artistiche


Glaviano nasce a Palermo nel 1942, studia architettura e proprio i questo periodo inizia ad interessarsi di fotografia; negli stessi anni lavora in teatro come scenografo e set designer ed entra a far parte di un gruppo di musica jazz, sua latra grande passione. Nel 1967 decide di trasferirsi prima a Roma poi stabilmente a Milano dove inizia a lavorare per le grandi riviste di moda come Vogue Italia. La sua fama cresce a livello europeo e poi internazionale tanto che nel 1975 si trasferisce a New York, una città vulcanica dove frequenta l’ambiente creativo dello Studio 54 e la Factory di Andy Warhol.

Marco Glaviano Liskula Cohen (New York), 2011

È il contratto in esclusiva con Harper Bazar, dal 1982 al 1994, che lo afferma come uno fra i più autorevoli fotografi nell’industria della moda e lo porta a lavorare con John Casablancas, fondatore di Elite, l’agenzia delle super top model. Grazie a lui sono state scoperte e valorizzate modelle come Cindy Crawford, Eva Herzigova, Paulina Porizkova e una giovanissima Naomi Campbell. L’esclusiva sui calendari in costume da bagno porta alla costruzione di un nuovo modello di fisicità e sensualità, algido e coinvolgente allo stesso tempo. Glaviano fonda nel 1995 il PIER 59 STUDIOS e diventa pioniere della nuova fotografia digitale, il primo a pubblicare in assoluto già nel 1982.

 

Questo ha favorito l’interesse verso altri campi come la pubblicità (i più importanti marchi lo richiedono per le loro campagne) fino a realizzare e dirigere brevi film di musica, moda e bellezza in tutto il mondo. Ad oggi si attestano 13 libri di fotografie pubblicati (cataloghi pregiati e oggetto di collezionismo) e opere esposte in musei e collezioni private in diversi luoghi. Le tre figlie ne hanno raccolto l’eredità e, in particolare, la figlia Alessia Glaviano, ne ripercorre le orme artistiche come Head of Global PhotoVogue e direttrice del PhotoVogue Festival. Il maestro continua a lavorare e vivere fra Milano e New York.

Marco Glaviano Costa Smeralda, 2005

Quasi 100 opere in mostra, donne, moda, glamour e natura incontaminata


La mostra, curata da Gaetano La Mantia, ripercorre i tratti più riconoscibili della sua ricerca: il trattamento scultoreo del corpo attraverso la luce, il dialogo costante tra forma e spazio, la moda e l’immagine femminile, che diviene nelle fotografie gesto, azione, performance. Le opere non si limitano a rappresentare la realtà, a descriverla, bensì costruiscono un’identità, trasformano il corpo in un evento visivo. La curatela si concentra non solo sul lato iconico delle immagini, molte riconoscibili e oggetto di celebri campagne pubblicitarie. Ma sul processo che le genera, mettendo in evidenza il rapporto tra fotografo e soggetto nella assoluta fiducia e affidamento reciproci.

 

Le donne sono sempre soggetti consapevoli, dotati di energia e volontà, parte attiva nella costruzione dell’immagine. La bellezza è come la musica, afferma Glaviano, la musica alla fine sono tre accordi, da Bach in poi anche meno. E questi tre accordi hanno fatto delle cose meravigliose. E assonanza, matematica, alla fine finisce tutto nella matematica. Sono delle equazioni che stanno bene fra di loro e quindi piacciono all’essere umano che ha bisogno di armonia, in senso naturale, evolutivo. Quando queste cose si incontrano, si crea una bella immagine, una bella persona, ma si devono incontrare questi elementi, non basta essere belle.

Marco Glaviano Olga Serova (St Barth), 2006

Il dialogo fra corpo e ambiente è una nota distintiva del maestro palermitano nel suo modo di far fotografia per la moda. I luoghi incontaminati, primo fra tutti l’isola di St. Barth, con la sua natura selvaggia, i parchi protetti, le spiagge incontaminate, la vita notturna raffinata e glamour sono scenari ideali; le opere ancora oggi sono esposte in gallerie sull’isola come la Space Gallery St Barth. L’allestimento ha previsto la presenza di alcune piante utilizzate negli scatti esposti, questo ha richiesto uno studio e un dispendio di forze ma ha dato forza all’idea di allestimento di un set quasi fotografico.

 

Modelli e fonte di ispirazione. L’amicizia con Helmut Newton


Oltre a maestri ideali come Richard Avedon e Irving Penn, nel percorso umano e professionale si colloca un incontro determinante, quello con Helmut Newton, figura cardine per la fotografia del Novecento e a detta dello stesso Glaviano… uno dei fotografi che più ha accompagnato la mia crescita: abbiamo avuto un rapporto buono e un po’ meno buono a seconda dei suoi sbalzi d’umore e dei miei.

Marco Glaviano Patty (California), 1988

Un dialogo, nato a Milano nel 1968 e sviluppatosi nel confronto fra due visioni affini e complementari. Accomunate da un’idea rigorosa e radicale dell’immagine, del corpo che parla attraverso l’obiettivo fotografico. Non a caso il legame con Newton che lega a doppio filo i due maestri e la città di Bologna, venticinque anni fa una personale di Newton a Villa Impero nella quale viene presentato SUMO, volume monumentale edito da Taschen, oggi in mostra, che ha ridefinito i confini dell’editoria fotografica, trasformando un libro in oggetto iconico, scultura e manifesto culturale. Oltre a materiali editoriali storici, audiovisivi, una sala cinema con materiali video originali d’epoca, il ritratto fotografico inedito, per la prima volta in esposizione di Glaviano fatto da Newton (Helmut Newton Foundation, 1972).

 

Le Polaroid


Accanto alle opere di grande formato, cinquantaquattro Polaroid, testimonianza di uno scatto più diretto, immediato e istintivo. Le Polaroid si rivelano un vero e proprio laboratorio visivo e diario personale. Uno strumento di libertà, un’intuizione pura, una verifica immediata capace di rivelare il processo creativo nella sua forma più autentica. Grazie a questo strumento la distanza fra soggetto e fotografo, artefice e opera si riduce aumentandone la prossimità.

Marco Glaviano Kirsten Allen (Moustique), 1988

Una Camera Oscura funzionante e la possibilità per il pubblico di vivere l’esperienza della stampa analogica su carta fotografica tradizionale, offrono un’occasione per comprendere come nasceva un’immagine prima dell’era digitale, riscoprendo il valore del tempo e la qualità della stampa. Il progetto mostra è sostenuto dal MIM ministero dell’Istruzione e del Merito e coinvolge l’Accademia di Belle Arti di Bologna, il Liceo Scientifico “Augusto Righi” e il Liceo Artistico “Arcangeli” di Bologna. Per favorire la ricerca e l’esperienza diretta delle opere fotografiche contemporanee.

Marco Glaviano Lisa Berkley (Southampton), 1990

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